ASSEMBLEA DEL CLERO
21 marzo 2019
RE-START.
Giovani e futuro. La Chiesa locale in ascolto.
Carissimi
con grande gioia oggi ci ritroviamo per affrontare il tema della realtà giovanile, sollecitato a ciascuno di voi fin dall’inizio del nuovo anno pastorale.
Stimolato dal Sinodo dei vescovi (“I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”) ho ritenuto opportuno rilanciarne le provocazioni che coinvolgono tutta la Chiesa in ogni ordine e grado e particolarmente la nostra diocesi.
Abbiamo bisogno di riflettere in maniera attenta, competente e premurosa sulla realtà giovanile locale.
Non è una pia esortazione la mia, ma una richiesta accorata e urgente. I giovani di oggi infatti saranno gli adulti di domani e non curarsi di loro nell’oggi significa già adesso perdere una risorsa significativa del nostro futuro.
Si tratta di riuscire ad investire su un presente che è già una caparra importante per la nostra Chiesa, per il nostro ministero, per la nostra missione e vocazione. È uno sguardo lungimirante che non possiamo rischiare di non avere, anche se presi da mille altri problemi.
L’immagine biblica che rilegge e rilancia l’insieme delle note del Sinodo è quella di Lc 5, 1-11, ove Cristo invita Pietro a prendere il largo, a non fermarsi davanti agli insuccessi: duc in altum!
È mio desiderio, carissimi presbiteri e diaconi, di prendere il largo, voglio scommettere di nuovo ma non da solo.
Ho bisogno di voi, ho bisogno della vostra collaborazione fattiva e convinta.
Ma prima ancora è tutta la Chiesa locale, che deve accogliere la sfida del “duc in altum”. Ciò comporta di mollare gli ormeggi delle nostre false sicurezze, gli stalli dei nostri onnipresenti pregiudizi per gustare la bellezza di una scommessa che sembra persa in partenza ma che in realtà sarà la sorpresa più grande della nostra vita.
Se dovesse mancare da parte nostra la voglia di prendere il largo, sospinti dalla Parola che riformula il nostro orizzonte ministeriale, il percorso avrà il fiato corto. Ci ritroveremo come Pietro: stanchi, soli e demotivati.
Il focus della nostra riflessione dovrà essere concentrato sui giovani.
Tuttavia, prima di iniziare a presentare il progetto, voglio sottoporre alla vostra attenzione un passaggio che mi ha profondamente scosso e che ho letto in alcuni commenti post-sinodo che così recita:
“se è vero che i giovani hanno bisogno dei preti è quantomeno altrettanto vero che anche i preti hanno bisogno dei giovani. Oso dire di più. I giovani sono spesso lo strumento che Dio sceglie per aiutare i preti a rimanere autenticamente cristiani.
I giovani sono sinceri, molto sinceri, qualche volta forse sono troppo sinceri. Poi diventando adulti si fa sempre più fatica a dirsi la verità e talvolta ci si lascia intrappolare da falsi pudori. La sincerità fa bene non solo a chi la vive ma anche a chi come noi accoglie questa sincerità”
Da qui ne deriva che la sincerità è il paradigma del Progetto Giovani, non tanto per coniugare i verbi ad essi familiari, quanto per lasciarci destrutturare dallo sguardo sincero e spassionato dei giovani. In concreto si tratta di metterci dinanzi a loro senza pesanti pretese, senza invalicabili sovrastrutture mentali e reali, senza severi sguardi sospettosi e altezzosi.
È questo il senso di questa prima parte del progetto che abbiamo voluto: Re-Start. Giovani e futuro. La Chiesa locale in ascolto!
Vogliamo ri-cominciare, consapevoli che la vita del Popolo santo di Dio è fatta di momenti in cui la cosa più coerente e onesta da fare è ripartire. Tuttavia il “RE” iniziale ci dice che questo progetto non nasce dal nulla, ma che c’è una storia passata e presente che non possiamo ignorare, una storia di incontro con i giovani. La pastorale giovanile è stata tenuta in grande considerazione con incontri diocesani, ritiri, giornate di approfondimento, e tanto altro che non sto qui ad elencare.

Dobbiamo però avere anche la consapevolezza chiara e distinta che tutto questo non può bastare perché non lascia tracce importanti nella vita dei nostri giovani e nella vita della Chiesa stessa. Anche il documento finale del Sinodo ci ricorda questo quando dice al numero 141:
“Tali momenti di incontro e di condivisione sono apprezzati ovunque ma diviene importante progettare e realizzare queste convocazioni come tappe significative di un processo virtuoso più ampio… per questo la moltiplicazione degli uffici pastorali (giovanile, familiare, vocazionale, scolastica e universitaria, sociale, etc…) non giova alla significatività della proposta cristiana. I giovani hanno bisogno di essere aiutati ad unificare la vita, leggendo in profondità le esperienze quotidiane e facendo discernimento. Se questa è la priorità, è necessario sviluppare maggiore coordinamento e integrazione tra i diversi ambiti, passando da un lavoro per “uffici” a un lavoro per “progetti”.
Per questo ho chiesto ai diversi direttori di uffici pastorali che hanno come oggetto specifico il rapporto con i giovani ed anche ad alcuni laici della nostra diocesi di formare un équipe che elaborasse un progetto unico in cui fare convergere energie, esperienze, considerazioni per creare un nuovo percorso di pastorale giovanile.
L’Istrumentum Laboris del Sinodo ci parla di attuare un “monumentale cambiamento” all’interno della pastorale ecclesiale per fare sì che la realtà dei giovani di oggi entri in comunicazione diretta con la Chiesa.
Il rischio, se questo non avvenisse, infatti è che si imbocchi la strada dell’incomunicabilità. Il rischio è quello non solo di non sapere più cosa dire o come dire le cose ai giovani ma addirittura il rischio grande che non ci interessino più i giovani e che a loro non interessi più la Chiesa o peggio ancora Gesù Cristo stesso. Il Papa ci indica addirittura il metodo fondamentale e irrinunciabile, preliminare a ogni operazione: l’approccio sinodale. «La Chiesa ha come nome sinodo», secondo la bella formula di san Giovanni Crisostomo (In
Psalmos, 149, 1). Si tratta del dialogo, del confronto diretto, dell’ascolto di chi vive esperienze diverse, dello scontro in alcuni casi che diventa ricchezza.
Da agosto l’equipe Re-Start si è riunita per elaborare una riflessione che potesse comprendere le varie realtà della nostra grande complessa e bella arcidiocesi.
La prima, insostituibile tappa di questo cammino è l’ascolto, come dice il sottotitolo del progetto!
Se non ci mettiamo in un atteggiamento di ascolto dei giovani non capiremo mai realmente cosa ci chiedono, cosa vogliono da noi, cosa cercano in noi e con noi, questo ascolto è la prima è più importante sfida che i giovani ci lanciano.

Dal Sinodo è emerso come tanti dei problemi che oggi i nostri ragazzi affrontano sia dovuto alla mancanza di un ascolto vero, la mancanza di qualcuno che ascolti i loro problemi, i loro sentimenti, le loro aspirazioni.
Come ci suggerisce il documento finale del Sinodo al numero 9:
“prevale nella chiesa la tendenza a fornire risposte preconfezionate e ricette pronte, senza lasciar emergere le domande giovanili nella loro novità e coglierne la provocazione. L’ascolto dunque costituisce un momento qualificante del ministero dei pastori, e in primo luogo dei vescovi, che però spesso si trovano oberati da molti impegni e faticano a trovare un tempo adeguato per questo indispensabile servizio. Credere al valore teologico e pastorale dell’ascolto implica un ripensamento per rinnovare le forme con cui ordinariamente il ministero presbiterale si esprime è una verifica delle sue priorità”.
Per questo ho chiesto all’Istituto Iard, del quale potrete leggere in largo e in lungo le note caratteristiche su www.istitutoiard.org (che ringrazio fin da adesso per la disponibilità dimostratami), di poterci fornire gli strumenti scientifici per metterci in ascolto dei nostri giovani.
Così come ha fatto il sinodo, che ha ascoltato prima e durante la sua celebrazione i giovani, abbiamo chiesto all’istituto Iard di fornirci strumenti, metodologie e prassi per un attento ed efficace ascolto. Lo Iard allora rappresenta la possibilità qualificata di potere ascoltare i giovani. Non un mero esercizio di sociologia, non semplice esperimento statistico, come forse qualcuno ha potuto intendere finora, ma l’opportunità scientificamente fondata di acquisire un metodo di lavoro, per ascoltare i giovani, “vicini o lontani” alla realtà ecclesiale. Questo ascolto, che sfocerà nella composizione di un documento finale di sintesi e nella realizzazione di un osservatorio permanente sui giovani, ci permetterà, in un secondo momento, di gettare le solide basi su cui potere costruire insieme e in maniera sinodale un nuovo modo di essere Chiesa, un nuovo modo di approcciarci ai giovani del nostro tempo.
Il lavoro che seguirà dunque a questa prima fase di ascolto coinvolgerà tutta la nostra Chiesa a partire appunto da noi vescovi, che saremo presenti nelle varie fasi di elaborazione, insieme al consiglio episcopale, per passare poi a vicari foranei, fino ad arrivare ai singoli parroci ed ai laici di tutte le zone pastorali della diocesi e i giovani stessi nelle loro rappresentanze nei vari territori della diocesi.
In questo momento invoco dunque l’intercessione di Maria SS. della Lettera, la veloce ascoltatrice, patrona della nostra diocesi. Lei che seppe ascoltare l’appello di Dio nella sua vita e che oggi continua nella sua missione di intercessione ascoltando i suoi figli, ci aiuti a non dimenticare mai quanto importante possa essere nella vita di ogni cristiano il sentirsi ascoltati e resi partecipi del mistero grande della salvezza.